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title: 'Recensioni - Narciso Bresciani Artista'
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![Michel Butor svolge a proposito di Pablo Picasso una riflessione fondamentale: "La nozione di un'opera come gruppo di opere, di una tela ...](https://narcisobresciani.com/images/recensori/gualdoni.jpg)

## [ Flaminio Gualdoni ](https://narcisobresciani.com/recensioni/flaminio-gualdoni)

### FLAMINIO GUALDONI

**ORIZZONTI**

![](https://narcisobresciani.com/images/recensori/gualdoni.jpg) ![](https://narcisobresciani.com/images/18_LinePerspective.jpg)Michel Butor svolge a proposito di Pablo Picasso una riflessione fondamentale: "La nozione di un'opera come gruppo di opere, di una tela come implicazione di altre tele intorno a essa, è diventata così fondamentale per l'artista che perfino un quadro isolato diventa un caso particolare d'insieme".

Tale suggestione diventa essenziale di fronte alla serie degli Orizzonti di Narciso Bresciani, frutto maturo e alto della sua ricerca d'un fare scultura in cui conti solo l'intensità, la qualità poetica. E serie specifica, fitta e tesa, in seno all'esplorazione radiante di possibili plastici che lo contraddistingue.

Da gran tempo egli ha deciso di affrontare la pratica della terra, ma sottraendosi e sottraendola all'apparato retorico della disciplina del ceramista. Non palcoscenico di tecnicismi, la ceramica è per lui lavorare, in concretissimo far di mano, nelle misure della materia primaria, dell'auscultarla nel suo volersi far forma a partire dall'indistinto: ma un indistinto pieno di echi, e di presagi.

La terra implica in se stessa il valore d'orizzonte, confine e cesura ma insieme ragion d'essere dello stare e del decidersi della forma, della sua vocazione alla verticalità, alla continuità e alla frattura significativa, all'impuro e a un valore alto d'intima geometria. Di opera in opera Bresciani, in complicità amorevole, lascia che la terra si declini assettandosi ben oltre la filigrana del naturale e si nutra d'umori che son già simbolo, trascorrimento a una dimensione che, pur fisicissimamente radicata, riverberi processi di pensiero e flussi affettivi. Per questo egli sceglie anche di sottrarre queste opere all'aspettativa pienamente scultorea che se ne potrebbe avere, riportandole a una dimensione di rilievo che implica coerentemente anche la suggestione – per convenzione e, per più d'un aspetto, d'apparenza – del pittorico. Anche il colorire è coinvolto in questo processo, dunque: ma è, la sua, matière couleur, sostanza e non tegumento illusionistico, congenere e non altra rispetto alle superfici su cui si stende. Bresciani agisce dunque in un ambito di contaminazione consapevole tra retaggi di codice – la ceramica, lo scultoreo, il pittorico – di tutti consapevole ma di nessuno adepto e men che meno sacerdote. Non s'avverte, in queste opere, il retrogusto della liturgia fabrile, l'offerta all'apprezzamento estetico. Son lavori, i suoi, che nascono nel lungo, concentrato, intenso, a volte digrignante ma mai fittizio, tempo d'anima dello studio: e nei suoi silenzi. Ed è un tempo tutto introverso, esclusivo, di pienezza interrogativa di sé. Sono opere che Bresciani non esibisce all'ammirazione. Altro è il suo orgoglio. Egli le pone tra se stesso e lo spettatore come un segnale e un invito pudico. E chiede di guardarle, davvero guardarle.

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Pubblicato: 14 Dicembre 2023

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![Territmi, è il ciclo di sculture avviato da Narciso Bresciani intorno al 2015 portando a gradi di complessità sempre maggiori una ricerca intorno...](https://narcisobresciani.com/images/recensori/nicoletti.jpg)

## [ Luca Nicoletti ](https://narcisobresciani.com/recensioni/luca-nicoletti)

### LUCA PIETRO NICOLETTI

**LA SCULTURA COLORATA**

![](https://narcisobresciani.com/images/recensori/nicoletti.jpg) ![](https://narcisobresciani.com/images/63_Untitled-n56-serie-Territmi-semirefrattario--ossidi-e-smalto-dim.-cm.35x38x29PH-Marco-Sacchi.jpg)Territmi, è il ciclo di sculture avviato da Narciso Bresciani intorno al 2015 portando a gradi di complessità sempre maggiori una ricerca intorno alle possibilità espressive della ceramica. Le sue radici di sensibilità e cultura visiva sono nei modi e nelle tecniche dell’Informale, ma con una inedita esigenza di costruire, attraverso il lavoro sulla materia, delle coloratissime strutture tridimensionali. Bresciani è infatti prima di tutto un artista che colora la scultura, che prepara artigianalmente ossidi e pigmenti da applicare sulle sue superfici facendone un uso pienamente coeso con le esigenze formali: il colore, infatti, non è una patina sovrapposta ai valori formali, ma una nota che conferisce all’insieme plastico una più chiara leggibilità e una precisa intonazione di poetica senza negare la qualità epidermica del medium.

Il fatto che Bresciani usi il colore così intensamente, senza i compiacimenti del ceramista e con la solida consapevolezza dello scultore, non penalizza al contempo il ruolo della terra refrattaria nel risultato finale dell’opera. L’effetto della materia modellata d’impulso, con le sue increspature e irregolarità sottolineate dal lavoro di gesto, infatti, non è un esito conclusivo ma un punto di partenza per l’edificazione di una vera e propria architettura attraversabile con lo sguardo, apprezzabile nel pieno come nel vuoto e soggetta a una complessa possibilità di perlustrazione di dettaglio. Come ha osservato Jacqueline Ceresoli, presentando nel marzo 2017 la sua mostra personale milanese presso l’Ex Studio di Piero Manzoni in via Fiori Chiari, «Bresciani rende facili le cose difficili, sperimenta il colore con un orientamento chiaramente informale-materico, risolve la sperimentazione di nuovi impasti con sculture più aperte, ritmiche dal moto ascensionale». È l’apparente naturalezza di un’immagine che sembra essersi fatta da sé e animata da una tensione interna che spinge la forma a volersi staccare da terra per tradurre quell’avvitamento di linee di forza interno alla forma in un aereo volteggio nello spazio. Questo è possibile perché il lavoro di Narciso Bresciani procede per aggregazioni di elementi singoli: la scultura è il risultato dell’assemblaggio di parti sviluppate separatamente, o meglio di frammenti elementari nati autonomi e poi aggregati come se una forza di attrazione improvvisa li avesse calamitati verso un nucleo unitario provocando un esito unitario. Era già così per un precedente ciclo di opere presentato nel 2012 nella mostra Metamorfosi corporee, dove al scultura era costituita dall’addizione intorno a un asse di sfere di ceramica su cui l’artista era intervenuto provocando fessure e lacerazioni, manipolando la sfoglia di argilla in modo che la forma geometrica elementare fosse sottoposta a rigonfiamenti o flessioni. Per questo Claudio Cerritelli aveva parlato in quell’occasione di «sculture pulsanti» con le quali l’artista compiva una «esplorazione profonda dell’inconscio»: un lavoro non programmato, il suo, che si genera mano a mano che procede nella manipolazione, selezionando e disponendo gli elementi singoli in «un percorso di possibilità creative da cui si generano stati primordiali del visibile». Gesti semplici, insomma, come comprimere e forare, rimodulare i volumi con una semplice pressione delle mani provocando incavi e dando la sensazione di una materia organica morbida e duttile, sensibile al tocco, come fosse continuamente manipolabile.

Ed è qui, a mio avviso, che si individua l’elemento narrativo di questa scultura: quell’atto di trasformazione, quasi di metamorfosi, sembra compiersi sotto gli occhi del fruitore, quando invece è stato cristallizzato in maniera definitiva dalla cottura. Eppure resta l’impressione di un’immagine in fieri, di uno stadio intermedio di un processo che si sta compiendo. Queste sfere l’una accanto all’altra dentro un cavo più grande, oppure impilate l’una sull’altra in una colonna irregolare, non formano una natura morta, ma provocano una situazione dinamica: sta accadendo qualcosa anche se non si sa mai bene in che direzione stia andando. Lo stato di precarietà metaforica attivato dalla scultura, insomma, mette in moto un accadimento che si sembra svilupparsi per un moto interno senza bisogno della presenza umana, come un processo naturale che si compie in se stesso. In questo senso sempre Cerritelli osservava nel 2012 che «Bresciani cerca l’energia tattile delle pulsioni primarie, i punti di congiunzione tra allusioni figurali e tensioni astratte, lacerazioni e tagli, procedure essenziali per rivelare gli stati viscerali del corpo, gli spazi nascosti nel magmatico fluire delle forme». A maggior ragione, questo fenomeno si amplificava nelle installazioni di carattere ambientale, quando questi singoli elementi, nati provocando durante la modellazione delle lacerazioni nella struttura di sfere o ciotole o anfore, vengono disseminati sul terreno con varie disposizioni e il singolo oggetto, pur autonomo, non vale più soltanto per se stesso ma anche per il suo contributo a un insieme più ampio. In questo, come aveva osservato Flaminio Gualdoni commentando nel 2016 un altro ciclo di opere di Bresciani, i rilievi a parete lunghi e stretti degli Orizzonti, «non si avverte \[…\] il retrogusto della liturgia fabrile, l’offerta all’apprezzamento estetico. Son lavori, i suoi, che nascono nel lungo, concentrato, intenso, a volte digrignante ma mai fittizio, tempo d’anima dello studio: e nei suoi silenzi. Ed è un tempo tutto introverso, esclusiva, di pienezza interrogativa di sé». Nei Territmi avviene qualcosa di analogo: una aggregazione narrativa di frammenti inizialmente a base modulare rettangolare o quadrata, da cui prendono forma delle “capanne” composite di lembi di materia coloratissima che paiono tenuti insieme più da una forza di attrazione che da una coesione strutturale. Dell’architettura hanno conservato l’idea di una forma che si può vedere da dentro e da fuori, che ha un esterno non come limite di un volume pieno, ma ossatura che delimita uno spazio e consente di apprezzarne lo sviluppo interno tramite varchi aperti in più punti, come a voler spingere lo sguardo ad addentrarsi nel cavo perimetrato dalla scultura. L’insieme che ne deriva è dunque molteplice e pronto a rivelarsi sotto aspetti di volta in volta differenti a seconda del punto di osservazione. Non esiste, in fondo, un’angolazione privilegiata per un colpo d’occhio unitario: Bresciani suggerisce piuttosto di seguire l’avvitamento dei singoli lembi di materia intorno a un asse, come se un vento avesse azionato il meccanismo interno alla forma sottolineando lo stadio provvisorio di un assemblaggio su cui si sono formate delle concrezioni minerali, ma che sembra sempre sul punto di essere smontato e ricomposto, e che al contempo rimane sempre trasparente rispetto ai propri processi costitutivi: seguire la dinamica di questi frammenti che si depositano su una struttura e vanno a comporre un insieme, infatti, dà l’impressione di seguire le varie fasi di lavoro con cui l’artista ha assemblato la scultura. Si ha la sensazione che quel tetto di un blu intenso sia appena calato sopra quattro colonne per fare da copertura alla “capanna”, che quel colpo che ha strappato un lembo di materia ripiegandolo su se stesso sia stato appena inferto, insomma come se un improvviso schioccare di dita abbia improvvisamente animato ogni pezzo portandolo a fluttuare fino a raggiungere la propria posizione nell’insieme. Se si riflette sul lato tecnico dell’esecuzione materiale, tuttavia, ci si rende ben conto che non può essere così, e che questa impressione è un’intenzionale scelta di poetica. Basta infatti rendersi conto che la colorazione, che ha un ruolo così importante in questa ricerca, è sempre successiva alla modellazione, per comprendere la capacità immaginativa con cui Bresciani ha controllato il piano tecnico e quello formale garantendo al risultato finale il senso di una leggerezza e naturalezza inimmaginabili, come se tutto fosse stato semplice e immediato. Qui, come aveva osservato Gualdoni già nel 2016, si consuma una «contaminazione consapevole tra retaggi di codice» possibile grazie alla ceramica quando fa coesistere un piano plastico e “sculturale” con uno cromatico strettamente pittorico. I Territmi, in fondo, sarebbero impensabili privi di colore, perché verrebbe meno quel dinamismo insito nella stessa strutturazione narrativa dell’insieme. Ed è il colore, in fondo, l’elemento strutturante che chiarisce i rapporti tra le forme, sottolinea i punti di dinamismo e stabilisce gli equilibri compositivi e rende inequivocabilmente leggibili i ritmi e i movimenti. Per questo, forse, è arrivato a una colorazione timbrica, seppur attutita dall’uso degli ossidi e non degli smalti - pure utilizzati in passato – in modo da mantenere una superficie opaca che non tradisce la propria natura fittile ma anzi la evidenzia. Ma il colore ha una funzione ulteriore: stabilisce la temperatura emotiva gioiosa e conferisce all’insieme una declinazione ludica. A ben vedere, i luoghi descritti da Bresciani sarebbero inospitali per l’uomo: un’idea di abitazione troppo provvisoria per poter essere definita “casa”, ma con un’intonazione ludica che rende tutto più aereo e leggero. Si direbbero strutture fragili, sempre in via di metafora, per resistere al tempo, come sedimentazioni di un tempo precario destinato alla transitorietà: un moto interiore le ha portate ad unirsi, ma si immagina che un soffio di vento le possa fare oscillare, rendendole canore e danzanti sculture.

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Pubblicato: 14 Dicembre 2023

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![Sculture pulsanti sono quelle che Narciso Bresciani espone in questa mostra attraversata dal pensiero dominante della terra, materia ...](https://narcisobresciani.com/images/recensori/cerritelli.jpg)

## [ Claudio Cerritelli ](https://narcisobresciani.com/recensioni/claudio-cerritelli)

### CLAUDIO CERRITELLI

**METAMORFOSI CORPOREE**

![](https://narcisobresciani.com/images/recensori/cerritelli.jpg) ![](https://narcisobresciani.com/images/metamorphosys/14_Untitled.jpg)Sculture pulsanti sono quelle che Narciso Bresciani espone in questa mostra attraversata dal pensiero dominante della terra, materia interiore che rivela le forme mutevoli del sentire plastico, le ambivalenze dei pieni e dei vuoti, gli equilibri imprevedibili dello spazio in bilico. Il modo di concepire la scultura è strettamente legato ai sensi segreti della memoria, al divenire delle metamorfosi corporee come processo destinato a esprimersi attraverso il reciproco interagire tra il flusso immaginativo e la mano che svela l'accadimento della forma.

L'identità plastica di ogni opera è un percorso di possibilità creative da cui si generano stati primordiali del visibile, elementi biomorfi che si aggregano verso l'alto o lungo linee di sviluppo orizzontale, spontanea proliferazione di nuclei plastici dislocati in vari modi nell'ambiente espositivo. La visione non è soltanto rivolta all'evidenza plastica e cromatica esteriore ma sollecita lo sguardo a misurarsi con le incrinature della superficie, con i fantasmi interni delle forme-informi, con lo spazio ignoto di cui la scultura si fa tramite provvisorio. Di fronte ad ogni opera lo sguardo è costretto a modificare continuamente il punto di vista, a seguire il movimento fluido della materia che l'artista modella e modula non rinunciando al gesto di inglobare il vuoto, spezzare le linee, sovrapporre i frammenti, per portare alla luce nuovi equilibri, altri sconfinamenti dalla materia stessa. In tal senso, Bresciani cerca l'energia tattile delle pulsioni primarie, i punti di congiunzione tra allusioni figurali e tensioni astratte, lacerazioni e tagli, procedure essenziali per rivelare gli stati viscerali del corpo, gli spazi nascosti nel magmatico fluire delle forme. In questa esplorazione profonda dell'inconscio entra in gioco anche la presenza dei colori, accese vibrazioni che avvolgono le superfici con forti tracce policrome, sorrette da una sapienza tecnica che accentua le qualità fisico-percettive del semirefrattario, del gres, degli smalti, degli ossidi e di ogni altra trasposizione alchemica delle materie adoperate. L'immediatezza gestuale suggerisce quel senso di inquietudine spaziale che caratterizza i movimenti talvolta spericolati della scultura, materia vivente costituita da rotondità esplodenti, schegge e frantumazioni, gorghi concentrici e scatti improvvisi che riflettono gli stati d'animo dell'artista, i dinamismi imprevedibili della sua energia mentale.

Ed è qui, a mio avviso, che si individua l’elemento narrativo di questa scultura: quell’atto di trasformazione, quasi di metamorfosi, sembra compiersi sotto gli occhi del fruitore, quando invece è stato cristallizzato in maniera definitiva dalla cottura. Eppure resta l’impressione di un’immagine in fieri, di uno stadio intermedio di un processo che si sta compiendo. Queste sfere l’una accanto all’altra dentro un cavo più grande, oppure impilate l’una sull’altra in una colonna irregolare, non formano una natura morta, ma provocano una situazione dinamica: sta accadendo qualcosa anche se non si sa mai bene in che direzione stia andando. Lo stato di precarietà metaforica attivato dalla scultura, insomma, mette in moto un accadimento che si sembra svilupparsi per un moto interno senza bisogno della presenza umana, come un processo naturale che si compie in se stesso. In questo senso sempre Cerritelli osservava nel 2012 che «Bresciani cerca l’energia tattile delle pulsioni primarie, i punti di congiunzione tra allusioni figurali e tensioni astratte, lacerazioni e tagli, procedure essenziali per rivelare gli stati viscerali del corpo, gli spazi nascosti nel magmatico fluire delle forme». A maggior ragione, questo fenomeno si amplificava nelle installazioni di carattere ambientale, quando questi singoli elementi, nati provocando durante la modellazione delle lacerazioni nella struttura di sfere o ciotole o anfore, vengono disseminati sul terreno con varie disposizioni e il singolo oggetto, pur autonomo, non vale più soltanto per se stesso ma anche per il suo contributo a un insieme più ampio. In questo, come aveva osservato Flaminio Gualdoni commentando nel 2016 un altro ciclo di opere di Bresciani, i rilievi a parete lunghi e stretti degli Orizzonti, «non si avverte \[…\] il retrogusto della liturgia fabrile, l’offerta all’apprezzamento estetico. Son lavori, i suoi, che nascono nel lungo, concentrato, intenso, a volte digrignante ma mai fittizio, tempo d’anima dello studio: e nei suoi silenzi. Ed è un tempo tutto introverso, esclusiva, di pienezza interrogativa di sé». Nei Territmi avviene qualcosa di analogo: una aggregazione narrativa di frammenti inizialmente a base modulare rettangolare o quadrata, da cui prendono forma delle “capanne” composite di lembi di materia coloratissima che paiono tenuti insieme più da una forza di attrazione che da una coesione strutturale. Dell’architettura hanno conservato l’idea di una forma che si può vedere da dentro e da fuori, che ha un esterno non come limite di un volume pieno, ma ossatura che delimita uno spazio e consente di apprezzarne lo sviluppo interno tramite varchi aperti in più punti, come a voler spingere lo sguardo ad addentrarsi nel cavo perimetrato dalla scultura. L’insieme che ne deriva è dunque molteplice e pronto a rivelarsi sotto aspetti di volta in volta differenti a seconda del punto di osservazione. Non esiste, in fondo, un’angolazione privilegiata per un colpo d’occhio unitario: Bresciani suggerisce piuttosto di seguire l’avvitamento dei singoli lembi di materia intorno a un asse, come se un vento avesse azionato il meccanismo interno alla forma sottolineando lo stadio provvisorio di un assemblaggio su cui si sono formate delle concrezioni minerali, ma che sembra sempre sul punto di essere smontato e ricomposto, e che al contempo rimane sempre trasparente rispetto ai propri processi costitutivi: seguire la dinamica di questi frammenti che si depositano su una struttura e vanno a comporre un insieme, infatti, dà l’impressione di seguire le varie fasi di lavoro con cui l’artista ha assemblato la scultura. Si ha la sensazione che quel tetto di un blu intenso sia appena calato sopra quattro colonne per fare da copertura alla “capanna”, che quel colpo che ha strappato un lembo di materia ripiegandolo su se stesso sia stato appena inferto, insomma come se un improvviso schioccare di dita abbia improvvisamente animato ogni pezzo portandolo a fluttuare fino a raggiungere la propria posizione nell’insieme. Se si riflette sul lato tecnico dell’esecuzione materiale, tuttavia, ci si rende ben conto che non può essere così, e che questa impressione è un’intenzionale scelta di poetica. Basta infatti rendersi conto che la colorazione, che ha un ruolo così importante in questa ricerca, è sempre successiva alla modellazione, per comprendere la capacità immaginativa con cui Bresciani ha controllato il piano tecnico e quello formale garantendo al risultato finale il senso di una leggerezza e naturalezza inimmaginabili, come se tutto fosse stato semplice e immediato. Qui, come aveva osservato Gualdoni già nel 2016, si consuma una «contaminazione consapevole tra retaggi di codice» possibile grazie alla ceramica quando fa coesistere un piano plastico e “sculturale” con uno cromatico strettamente pittorico. I Territmi, in fondo, sarebbero impensabili privi di colore, perché verrebbe meno quel dinamismo insito nella stessa strutturazione narrativa dell’insieme. Ed è il colore, in fondo, l’elemento strutturante che chiarisce i rapporti tra le forme, sottolinea i punti di dinamismo e stabilisce gli equilibri compositivi e rende inequivocabilmente leggibili i ritmi e i movimenti. Per questo, forse, è arrivato a una colorazione timbrica, seppur attutita dall’uso degli ossidi e non degli smalti - pure utilizzati in passato – in modo da mantenere una superficie opaca che non tradisce la propria natura fittile ma anzi la evidenzia. Ma il colore ha una funzione ulteriore: stabilisce la temperatura emotiva gioiosa e conferisce all’insieme una declinazione ludica. A ben vedere, i luoghi descritti da Bresciani sarebbero inospitali per l’uomo: un’idea di abitazione troppo provvisoria per poter essere definita “casa”, ma con un’intonazione ludica che rende tutto più aereo e leggero. Si direbbero strutture fragili, sempre in via di metafora, per resistere al tempo, come sedimentazioni di un tempo precario destinato alla transitorietà: un moto interiore le ha portate ad unirsi, ma si immagina che un soffio di vento le possa fare oscillare, rendendole canore e danzanti sculture.

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Pubblicato: 14 Dicembre 2023

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![Mentre le dita sottraggono alla polvere la loro aerea inconsistenza, chi sceglie tale materia del mondo restituisce parole che non sa dire ...](https://narcisobresciani.com/images/recensori/demetrio.jpg)

## [ Duccio Demetrio ](https://narcisobresciani.com/recensioni/duccio-demetrio)

### DUCCIO DEMETRIO

**PER NARCISO BRESCIANI**

![](https://narcisobresciani.com/images/recensori/demetrio.jpg) ![](https://narcisobresciani.com/images/metamorphosys/06_MetamorphosisDreamsSeries.jpg)Ogni gesto della mano che usi la terra per offrirci forme, ripete all' infinito i gesti della creazione cui non assistemmo. Prima che un dio pensasse l' uomo. Si rende atto capace di elevarsi a sacralità pagana, dionisiaca, immanente. Mentre le dita sottraggono alla polvere la loro aerea inconsistenza, chi sceglie tale materia del mondo le restituisce parole cretacee che non sa dire. Ne salva la visibilità. Incidendone la corteccia escono viscere; le incurva, le dispiega, per nuovamente disperderle, in manciate almeno divenute sabbiose. Miti animistici, cosmogonici o piuttosto teocentrici fuoriescono, sgocciolano, fluiscono dagli anfratti terrosi, balzando ora secchi, ora pingui e carnosi. Dalle inerzie del suolo, c'è così chi redime l' inerzia delle cose. Una religiosità della terra universale, inesausta e insaziabile, si spigiona da chi accetta tale sfida. Non temendo ogni ubris. Narciso Bresciani appartiene alla schiera degli anacoreti dediti a trarre sostanza dal suolo, interrogandolo nel mentre l' intacca.

Coglie l' istante in cui, esausti o annoiati, stanchi, gli immortali si assopiscono e ad essi si sostituisce. Non lo scultore che spezza la pietra, ma chi plasmi, impastando, levigando, forando gareggia ancora con il primo giorno della creazione, per portarci altrove e oltre il settimo giorno. Chi alla terra si è rivolto per trarne consiglio, materia del suo canto, con il suo eros potente e umile ne è, da tempi immemori, il celebrante. Egli crede nella terra per noi, che più non sappiamo sentirne i madidi odori del fieno, i sospiri dell' acqua dentro cui pulviscoli lucenti scorrono; il bisbigliare dei semi in attesa di assimilare ogni umore in essa discioltasi. Egli solleva i vuoti e li ripone intatti; suggerisce ai corpi di tacere, per coglierne i fruscii; ogni suo tema vitale riscoperto insinuandosi in Gaia ci inizia ad un culto. La sua è una quotidiana liturgia del tempo fattosi crinale, tra il prima e il dopo. I suoi impasti restano, perché ci sfuggono. Le dita che li hanno conformati, sempre sanno arrestarsi all' abbozzo. Così la sua sapienza può salvare dal buio le figure che non sapemmo scorgervi. Bresciani ci offre cripte, cunicoli, ritmate dune, sequenze tubacee. Dalle sue pietrose, ma sempre molli concrezioni appaiono indizi di memorie interrotte, possibilità che hanno rinunciato ad ogni inganno di eternità. La fragilità scorre imparziale in tutto quanto egli dona. Scava, raccoglie, accumula, distende, innalza, buca al nostro posto; poi entra nelle scaglie delle superfici, ne slabbra gli orli, li rende ribollenti di una lava consumata, stancatasi del caos primordiale. Il divenire dei suoi gesti evoca quanto non ci fu dato vedere. Ogni suo manufatto primitivo, non riuscirà mai a possedere la sua identità. D' incompiuto è fatto il suo meditare. Questo egli sa e vuole, anche per noi. Poi ci introduce alla poetica dell' istante prolungabile all' infinito; qui riappare un' ombra, impigliatasi per sbaglio in una trama di cartilagini, di scaglie, di vulve. Pentitasi di essere finita nell' incessante catena delle metamorfosi di ciò che è ancora più vivente, perché mai nato… Silenzi sonori Bresciani costruisce per noi, muovendosi tra le opere sue, senza più una terrena prigione ci spostiamo altrove; verso quelle fessure dell'anima che si vanno chiudendo, nel mentre ciò che appariva sigillato, già si va facendo annuncio di un altro respiro.

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Pubblicato: 14 Dicembre 2023

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![La scultura appartiene alla serie “Territmi”, un capitolo recente della ricerca plastica di Narciso Bresciani, scaturito dalla manipolazione di terre ...](https://narcisobresciani.com/images/recensori/fontana.jpg)

## [ Sara Fontana ](https://narcisobresciani.com/recensioni/sara-fontana)

### SARA FONTANA

**3° PREMIO SCULTURA**

![](https://narcisobresciani.com/images/recensori/fontana.jpg) ![](https://narcisobresciani.com/images/arythmics/35_Untitled_06_Territmi_Earthrrythms_semirefrattarioossidismalto_dim_cm_34xh29x23_year2017.jpg)*Untitled n°2 della serie Territmi, 2016, semirefrattario + smalti e ossidi cottura 1220°, 36 x 30 x 24 cm.* 
La scultura appartiene alla serie “Territmi”, un capitolo recente della ricerca plastica di Narciso Bresciani, scaturito dalla manipolazione di terre semirefrattarie unite a smalti, ossidi e pigmenti naturali. La partenza è un gesto istintivo e immediato, diretto verso un materiale semplice e fisico come la terra, tra i prediletti dall’artista. L’obiettivo è l’approdo a un luogo onirico e immateriale, proiezione di tensioni profonde e individuali ma in verità universalmente condivise. In mezzo a questi due poli, vive la pratica laboriosa e talora imprevedibile della scultura, concentrata principalmente sulla forma e sul colore, sotto la vigile sorveglianza dell’artista.

La plastica di Bresciani si regge su un intrinseco equilibrio precario ed è costantemente in bilico tra architettura e scultura, tra forma chiusa e forma aperta, tra pieni e vuoti, dove il vuoto tende a riconquistare un ruolo attivo nel configurarsi dell’opera. Nella serie “Territmi”, in particolare, il tentativo di trasferire nella scultura le sensazioni tratte dall’ascolto di alcune sperimentazioni jazz contemporanee, dichiarata fin dalla scelta del titolo, si traduce nel sovrapporsi incalzante degli elementi, alla ricerca di nuove armonie compositive. Sono forme sottili, instabili, irregolari, intrecciate in un dialogo a più voci e vivamente colorate (blu, rosso, bianco, nero e grigio), distanti dall’ortogonalità orizzontale e dalle tonalità di bianco, anche mescolato a cenere, presenti in alcune serie precedenti. L’esito è una struttura in perenne metamorfosi, ignara di preoccupazioni mimetiche e protesa verso un’indagine sugli statuti della scultura, attenta all’ambito naturalistico senza tuttavia trascurare i risvolti sociali o di attualità. Lo spunto creativo di questa serie proviene infatti dai casolari in rovina ai margini della città, dalle dimore in cui l’uomo ha cercato riparo in ogni epoca: costruzioni primarie e al contempo classiche, che costituiscono un altro capitolo imprescindibile della millenaria storia della scultura.

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Pubblicato: 14 Dicembre 2023

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![Territmi è il titolo di una nuova serie di recenti sculture scomposte, irregolari, storte di Narciso Bresciani introverso, schivo, concentrato sulla ...](https://narcisobresciani.com/images/recensori/ceresoli.jpg)

## [ Jacqueline Ceresoli ](https://narcisobresciani.com/recensioni/jacqueline-ceresoli)

### JACQUELINE CERESOLI

**TERRITMI**

![](https://narcisobresciani.com/images/recensori/ceresoli.jpg) ![](https://narcisobresciani.com/images/arythmics/38_Untitled_11_Territmi_Earthrrythms_semirefrattarioossidismalto_dim_cm_34xh31x23_year2015.jpg)Territmi è il titolo di una nuova serie di recenti sculture scomposte, irregolari, storte di Narciso Bresciani introverso, schivo, concentrato sulla ricerca artistica post -poverista autonoma, per l'uso di materiali semplici come le terre semirefrattarie o gres, pigmenti naturali, smalti e degli ossidi, ceramica, l'aggiunta di cenere e in qualche caso anche di garza. 
Con queste sculture dalle tonalità vibranti, luminose dall'equilibrio instabile come i castelli di sabbia in riva al mare, o casolari diroccati osservati sulle rive del Naviglio, Bresciani si mette in gioco. Lasciata alle spalle la serie Artimie, che lo contraddistingue dalle forme più lineari, monocrome per lo più orizzontali, di testa, passa a quelle più poetiche, giocose, colorate, leggere diversamente verticali, pulsanti, animate di nuova energia che non aspirano ad assomigliare a nulla,

in bilico tra astrazione e figurazione, estroflessioni e introflessioni, vuoti e pieni, in cui il valore del gesto creativo, l'intuizione diventa l'unico significato autoreferenziale. Bresciani rende facili le cose difficili, sperimenta il colore con un orientamento chiaramente informale-materico, risolve la sperimentazione di nuovi impasti con sculture più aperte, ritmiche dal moto ascensionale rispetto alle precedenti che sembrano dilatarsi nello spazio come se viste in un sogno per rivendicare l'autonomia dell'arte. La sua ricerca di un oggetto al limite della figurazione seppure astratta, sganciata da qualsiasi riferimento naturalistico, eleva l'oggetto alla dignità dell'icona, che si impone nello spazio e queste sculture si fanno guardare e diventano immagini. Sembrano l'incarnazione di un transfert direbbe Freud tra l'impeto organicistico e vitalistico della natura, la musica e la poesia capaci di trattenere come in uno scrigno un movimento continuo, ancestrale e misterioso della Terra al confine tra dissoluzione e ricostruzione. Bresciani non contrappone la forma all'informe, l'una è complementare dell'altra, in cui il non pieno definisce la materia, attraverso assemblaggi di tessere verticali simili a lembi di tessuto oggettivizza forme- presenza nello spazio. La terra, la cenere, i suoi impasti matrici alchemici sono elementi ricorrenti nella sua ricerca, e i colori blu, rosso, le variazioni tonali di grigio e di nero, le sfumature di bianco utilizzati in queste serie di micro sculture incarnano tensioni emotive, quasi un divertissement per l'animo. 
Per Bresciani la memoria di immagini, suggestioni, forme ed esperienze diverse diluite nel tempo e nello spazio non significano passato, ma pensiero, creazione, invenzione, materia del divenire, viva e pulsante , creando cortocircuiti visivi, contrappunti tattili come segni, tracce, reperti di un altro tempo, per risignificarlo in un eterno presente. La terra è dentro la materia sembra ricordarci Bresciani, ed è nel tempo dell'infanzia che lo stupore, l'incanto del mondo forma un magma di immagini personali e forme liberate dalla griglia della ragione. I suoi Territmi si plasmano direttamente dal magma della memoria, dal sogno, il luogo come direbbe Freud dove si iscrivono le immagini indelebili, che appartengono alla storia personale del soggetto e suggeriscono in chi le guarda da diversi punti di vista, ibridazioni tra forma e poesia, suggestioni ritmiche mai viste prima come pratica di trasfigurazione dal reale all'immaginario.

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Scritto da gdwadmin

Categoria: [Recensioni](https://narcisobresciani.com/?view=category&id=10)

Pubblicato: 14 Dicembre 2023

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