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JACQUELINE CERESOLI

TERRITMI

Territmi è il titolo di una nuova serie di recenti sculture scomposte, irregolari, storte di Narciso Bresciani introverso, schivo, concentrato sulla ricerca artistica post -poverista autonoma, per l'uso di materiali semplici come le terre semirefrattarie o gres, pigmenti naturali, smalti e degli ossidi, ceramica, l'aggiunta di cenere e in qualche caso anche di garza.
Con queste sculture dalle tonalità vibranti, luminose dall'equilibrio instabile come i castelli di sabbia in riva al mare, o casolari diroccati osservati sulle rive del Naviglio, Bresciani si mette in gioco. Lasciata alle spalle la serie Artimie, che lo contraddistingue dalle forme più lineari, monocrome per lo più orizzontali, di testa, passa a quelle più poetiche, giocose, colorate, leggere diversamente verticali, pulsanti, animate di nuova energia che non aspirano ad assomigliare a nulla,

in bilico tra astrazione e figurazione, estroflessioni e introflessioni, vuoti e pieni, in cui il valore del gesto creativo, l'intuizione diventa l'unico significato autoreferenziale. Bresciani rende facili le cose difficili, sperimenta il colore con un orientamento chiaramente informale-materico, risolve la sperimentazione di nuovi impasti con sculture più aperte, ritmiche dal moto ascensionale rispetto alle precedenti che sembrano dilatarsi nello spazio come se viste in un sogno per rivendicare l'autonomia dell'arte. La sua ricerca di un oggetto al limite della figurazione seppure astratta, sganciata da qualsiasi riferimento naturalistico, eleva l'oggetto alla dignità dell'icona, che si impone nello spazio e queste sculture si fanno guardare e diventano immagini. Sembrano l'incarnazione di un transfert direbbe Freud tra l'impeto organicistico e vitalistico della natura, la musica e la poesia capaci di trattenere come in uno scrigno un movimento continuo, ancestrale e misterioso della Terra al confine tra dissoluzione e ricostruzione. Bresciani non contrappone la forma all'informe, l'una è complementare dell'altra, in cui il non pieno definisce la materia, attraverso assemblaggi di tessere verticali simili a lembi di tessuto oggettivizza forme- presenza nello spazio. La terra, la cenere, i suoi impasti matrici alchemici sono elementi ricorrenti nella sua ricerca, e i colori blu, rosso, le variazioni tonali di grigio e di nero, le sfumature di bianco utilizzati in queste serie di micro sculture incarnano tensioni emotive, quasi un divertissement per l'animo.
Per Bresciani la memoria di immagini, suggestioni, forme ed esperienze diverse diluite nel tempo e nello spazio non significano passato, ma pensiero, creazione, invenzione, materia del divenire, viva e pulsante , creando cortocircuiti visivi, contrappunti tattili come segni, tracce, reperti di un altro tempo, per risignificarlo in un eterno presente. La terra è dentro la materia sembra ricordarci Bresciani, ed è nel tempo dell'infanzia che lo stupore, l'incanto del mondo forma un magma di immagini personali e forme liberate dalla griglia della ragione. I suoi Territmi si plasmano direttamente dal magma della memoria, dal sogno, il luogo come direbbe Freud dove si iscrivono le immagini indelebili, che appartengono alla storia personale del soggetto e suggeriscono in chi le guarda da diversi punti di vista, ibridazioni tra forma e poesia, suggestioni ritmiche mai viste prima come pratica di trasfigurazione dal reale all'immaginario.