La plastica di Bresciani si regge su un intrinseco equilibrio precario ed è costantemente in bilico tra architettura e scultura, tra forma chiusa e forma aperta, tra pieni e vuoti, dove il vuoto tende a riconquistare un ruolo attivo nel configurarsi dell’opera. Nella serie “Territmi”, in particolare, il tentativo di trasferire nella scultura le sensazioni tratte dall’ascolto di alcune sperimentazioni jazz contemporanee, dichiarata fin dalla scelta del titolo, si traduce nel sovrapporsi incalzante degli elementi, alla ricerca di nuove armonie compositive. Sono forme sottili, instabili, irregolari, intrecciate in un dialogo a più voci e vivamente colorate (blu, rosso, bianco, nero e grigio), distanti dall’ortogonalità orizzontale e dalle tonalità di bianco, anche mescolato a cenere, presenti in alcune serie precedenti. L’esito è una struttura in perenne metamorfosi, ignara di preoccupazioni mimetiche e protesa verso un’indagine sugli statuti della scultura, attenta all’ambito naturalistico senza tuttavia trascurare i risvolti sociali o di attualità. Lo spunto creativo di questa serie proviene infatti dai casolari in rovina ai margini della città, dalle dimore in cui l’uomo ha cercato riparo in ogni epoca: costruzioni primarie e al contempo classiche, che costituiscono un altro capitolo imprescindibile della millenaria storia della scultura.